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Letizia Sechi

Deviazioni a fondo pagina

Come possiamo contenere intorno al testo ciò che è importante dire, ma non al punto da interrompere il discorso? Ragioniamo sulle note a piè di pagina.

In che senso è passato un mese dall’ultimo numero di Alternate Takes? Questa primavera falsa come una moneta da 3€ – passata dalla pioggia monsonica al caldo incivile1 – mi ha stesa, e ha ovviamente coinciso con il classico momento del calendario del libero professionista in cui si concentrano in una settimana tutte le trasferte del mondo. Sono andata da Trieste a Torino senza perdermi: ora smetto anche di lamentarmi e ricominciamo con le nostre faccende.

Foto di Victor su Unsplash
Foto di Victor su Unsplash

Sulle parole: quelle a fondo pagina

Un luogo comune, per non tornarci più: «La nota è il mediocre che si attacca al bello» (Alain, citato nel Robert). L’odio per la nota è uno degli stereotipi più costanti di un certo «poujadisme» (o a volte dandismo) anti-intellettuale. Bisognava dirlo in una nota.

Gerard Genette, Soglie2

Le note a piè di pagina sono un espediente tipografico per contenere intorno al testo un a parte, qualcosa che nel flusso principale servirebbe dire, ma non a costo di interrompere il discorso. Leghiamo la nota al testo con un simbolo – un numero in apice, in genere – che andiamo a cercare in uno spazio convenuto: a fondo pagina, o peggio, a fondo libro. Segnaliamo e ordiniamo: il simbolo infatti è un numero progressivo, che ci permette di trovare la nota giusta senza incertezze, e dopo averla letta torniamo indietro per continuare a leggere.

La nota contiene informazioni aggiuntive, importanti ma non cruciali per capire l’argomentazione. Abbiamo note di contenuto, che servono a spiegare, chiarire o ampliare qualcosa nel testo principale, e note di riferimento, che servono a riportare riferimenti bibliografici – come ho fatto in modo misto per la citazione che apre questo testo (un pezzo di riferimento con la citazione, i dettagli più puntuali nella nota).

Quando in Soglie Genette riflette sul paratesto e si sofferma sulle note, argomenta che la loro posizione tra testo e paratesto non sia netta. Osserva come alcuni autori le evitino, ritenendo che possano tranquillamente far parte del testo, ma in questo vede una perdita, o addirittura un danno. Dice:

Il danno evidente, […] è che una digressione integrata al testo rischi di costruire un’ernia balorda o generatrice di confusione. La perdita può consistere nell’eliminazione pura e semplice di questa digressione, a volte preziosa in se stessa. Ma soprattutto la perdita essenziale, mi sembra essere quella di privarsi, insieme alla nota, della possibilità di un secondo livello del discorso che a volte contribuisce a dargli risalto. Il principale vantaggio della nota è infatti quello di combinare nel discorso alcuni effetti locali di sfumatura, di sordina, o come si dice ancora in musica, di registro, che contribuiscono a ridurre la sua famosa, e a volte fastidiosa linearità. Registri d’intensità, gradi di obbligatorietà di lettura, eventualmente reversibili e spinti al paradosso (l’essenziale in una nota), che fanno ben capire perché tanti scrittori, e tra i più famosi, non abbiano voluto privarsene.

E prosegue, poco oltre:

La nota originale è una deviazione locale o una biforcazione momentanea del testo, e a questo titolo essa gli appartiene quasi quanto una semplice parentesi. […] La nota autoriale originale, almeno quando si riferisce a un testo esso stesso discorsivo col quale si ritrova in relazione di continuità e omogeneità formale, appartiene più al testo, che essa prolunga, ramifica e modula piuttosto che commentarlo.3

Mi interessa osservare cosa rivela sul rapporto tra chi scrive e la propria argomentazione la distribuzione delle note: dove sente il bisogno di cautelarsi, di mostrare che conosce anche ciò che sta omettendo, dove ha pensieri che non riesce a contenere nel flusso principale. La nota è una traccia del processo di scrittura, in qualche modo. È anche un segnale della densità del testo, della sua stratificazione.

Le note nelle storie

In narrativa le note non hanno la funzione circoscritta che hanno nei testi argomentativi: allargano il contesto della finzione anzi che ancorarlo a fonti esterne. La forma della nota è la stessa, ma le funzioni cambiano, e il limite è l’inventiva di chi scrive.

In Fuoco Pallido, Nabokov scrive più note che testo: costruisce il romanzo come il commento accademico a una poesia e le note – a fine volume, non a piè di pagina, – aumentano la distanza tra i due livelli. Una brillante parodia dell’erudizione letteraria, scritta impersonando uno squilibrato pedante4.

In Jonathan Strange & il Signor Norrell, Susanna Clarke popola il mondo narrativo attraverso le note, rimandando a testi magici fittizi, costruendo la credibilità storica di un universo alternativo. Le note non sono un commento al testo, ma un’estensione che suggerisce che esista una biblioteca intera di cui il romanzo mostra solo una parte.

Nella tetralogia di Bartimeus di Johnathan Stroud, il personaggio abita le note a piè di pagina: il djinn millenario – un demone di medio livello – le usa con un registro ironico, polemico, a tratti insolente, deliberatamente in contrasto con il tono della narrazione principale. La nota costruisce un punto di vista alternativo sulla stessa scena, segnala al lettore chi parla, e da quale posizione.

Terry Pratchett usa le note come a parte comico, come un registro divergente rispetto all’ironia già presente nel testo principale. Indovina chi sono i miei preferiti.

Note senza pagine

Abbiamo guardato alla funzione della nota, e l’abbiamo considerata in base alla sua forma tipografica: la pagina, la nota, ce l’ha addirittura nel nome. Cosa succede se la pagina diventa immateriale e il testo fluisce senza più confini? I riferimenti cambiano, ma resta il legame tra le due porzioni di testo: una connessione5 che li tiene in relazione. Anche il simbolo cambia, almeno in parte: guarda cosa succede nel testo che stai leggendo. Il numero progressivo resta, a seconda di dove mi leggi si aggiunge una sottolineatura che ci dice che quella piccola porzione di testo è azionabile: un clic, un tocco e andiamo da un’altra parte.

La nota risolve lo spostamento entro i confini del testo: andiamo alla nota, leggiamo, torniamo indietro. Ma per approfondire, spiegare, chiarire, in un testo digitale e connesso, abbiamo a disposizione tutto il Web: un link – verso l’esterno, stavolta – svolge questa funzione: non ci incarichiamo direttamente di ogni spiegazione, e le persone potrebbero non tornare indietro.

«Cover what you do best, and link to the rest», fai quello che sai fare bene, e per il resto metti un link, ha detto Jeff Jarvis, influenzando il (buon) giornalismo digitale. È una rinuncia alla completezza interna del testo in favore di una rete di connessioni esterne. La nota su carta funziona in modo opposto, trattiene il contenuto, lo incorpora: anche quando rimanda a una fonte tiene tutto dentro il perimetro fisico del libro.

Del resto, la nota a piè di pagina nasce per un oggetto chiuso, fisicamente: il libro, la pagina. Tutto ciò che serve al lettore deve stare lì dentro, e la nota è una soluzione a questo vincolo: trattiene un contenuto aggiuntivo nel perimetro e gli assegna uno spazio separato ma contiguo. Il link nasce in un contesto opposto: il testo è un nodo in una rete, la relazione con altri contenuti ne aumenta il valore.

La logica della produzione del testo cambia quando l’esterno è sempre raggiungibile: la completezza non è più una virtù. Note e link sono risposte a concezioni diverse del testo e del suo rapporto con il mondo fuori di sé.

Esercizi


Un libro

Di tutti i libri menzionati penso che il meno noto, in modo del tutto immeritato, sia la tetralogia di Bartimeus. Una serie di tre romanzi più un prequel: se la cosa ti spaventa inizia dal primo, L’amuleto di Samarcanda. Se è il tuo genere ti ho svoltato l’estate.


Tre link

Note

  1. Per me è incivile qualunque temperatura sopra i 28 gradi, avrei preferito andare incontro a una glaciazione terrestre.
  2. Einaudi (1989), p. 313.
  3. Op. cit., pp. 321-322 (Dai, non fa ridere una nota così in una newsletter?) Il grassetto è mio. Il link è ad Amazon, ma cercate Soglie altrove, è difficile da trovare. Mi sembra significativo che scrivere “soglie”, su Amazon, mi porti ad acquistare dei battiscopa. Significativo di niente di buono, ovviamente.
  4. Non ho letto Nabokov. Non ho letto nemmeno Infinite Jest, di Wallace, che usa note con funzioni dichiarate dallo stesso autore: aggiungere dettagli, mimare la saturazione informativa della vita americana contemporanea e costringere il lettore a uno spostamento fisico tra il corpo del testo e le note. Wallace mi sta antipaticissimo, quindi lo metto qui, in un angolino.
  5. Ci sono: un link!

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