Salta al contenuto
Letizia Sechi

Un percorso nascosto nel testo

Le parole enfatizzate costruiscono un percorso nel testo: ciò che rimane ai margini rivela qualcosa di chi scrive e del suo rapporto con chi legge.

Sono pessima a ricordare date importanti e anniversari, anche quelli che mi riguardano. Mi sono ricordata che questa newsletter ha compiuto tre anni (3!) perché – con mio grande stupore e gratitudine – alcuni degli abbonamenti annuali sono stati rinnovati. Incredibile! Grazie di cuore.

Foto di Etienne Girardet su Unsplash
Foto di Etienne Girardet su Unsplash

Sulle parole: quelle enfatizzate

La vista è sensibile alla luminosità del testo: per questo, in tipografia, si possono usare diverse tecniche per far risaltare lettere o parole. Una delle strategie più diffuse è quella di aumentare la “nerezza” dei caratteri tipografici: è quello che chiamiamo grassetto o neretto, più marcato e scuro rispetto al carattere normale.

Le parole enfatizzate creano un percorso nel testo: una sorta di trama ridotta e discontinua, che spesso gli occhi di chi legge attraversano prima o addirittura al posto della lettura completa. Le ricerche sulla lettura, specie sugli schermi, mostrano come gli occhi non percorrano il testo in modo lineare: si spostano per salti, si fermano sui punti più visibili, tornano indietro sugli elementi che catturano l’attenzione.

Per enfatizzare il testo usiamo, oltre al grassetto, il corsivo, il sottolineato (più raro sulla carta stampata, ma frequente sul web), o altri segni, come le virgolette. Il percorso secondario che emerge dalle parti enfatizzate nel testo merita attenzione: la qualità di quel percorso rivela molto sulle scelte di enfasi che lo hanno prodotto.

Le funzioni dell’enfasi

Non abbiamo regole rigide per l’uso dell’enfasi nel testo. Le convenzioni variano tra manuali di stile, prassi editoriali, contesti d’uso; spesso convivono all’interno dello stesso testo con funzioni che in parte si sovrappongono.

Di solito usiamo il corsivo per segnalare parole straniere, termini tecnici alla prima occorrenza, titoli di opere, voci interne al testo, variazioni di registro. Il grassetto tende a segnalare rilevanza: la parola o la frase su cui si regge un passaggio, l’informazione che chi legge deve poter individuare. Sulla carta l’enfasi è usata con parsimonia, ma dipende dal tipo di testo: un manuale scolastico ne farà un uso più diffuso, un saggio limiterà il grassetto ai titoli e poco altro.

Il sottolineato ha una storia particolare. Nasce come unico modo per simulare il corsivo usando la macchina per scrivere: si batteva la parola, si riportava il carrello all’inizio e si sovrapponevano i trattini bassi sotto ogni lettera. Per questa origine è stato a lungo considerato tipograficamente meno rifinito, e nei testi a stampa viene evitato a favore di corsivo o maiuscoletto. Sul web ha acquisito un significato convenzionale forte: il testo sottolineato indica un link, un collegamento ipertestuale: una porzione di testo attiva, in grado di portarci altrove. Non è un caso che HTML5 abbia escluso il sottolineato dalla semantica dell’enfasi: il tag è stato ridefinito per usi specifici come la segnalazione di errori ortografici (quella sottolineatura ondulata che i programmi di scrittura aggiungono automaticamente), e le linee guida del W3C suggeriscono le corrette alternative da usare se si ha bisogno di un’enfasi semantica.

Corsivo e grassetto, quindi, intervengono sull’enfasi della parola: la mettono in rilievo rispetto al testo circostante. Le virgolette, invece, segnalano la posizione di chi scrive rispetto alla parola stessa: indicano che il termine è citato, menzionato come oggetto di discorso, usato con distanza critica o ironica, preso in prestito da un registro che non è quello del testo. Le cosiddette virgolette di cautela isolano una parola per dire, implicitamente, che chi scrive non la assume come propria, o non del tutto.

Ogni scelta di enfasi implica una previsione su chi legge, su cosa sa già e cosa ha bisogno che venga segnalato. Evidenziare un termine tecnico ovvio per il lettore a cui ci si rivolge è rumore; non evidenziarlo per chi non lo conosce è un’omissione. L’enfasi è sempre, in qualche misura, una scommessa sul modello di lettore che chi scrive ha in mente.

Esplicitare il senso dell’enfasi

Quando scriviamo con un editor di testo usiamo corsivi e grassetti non necessariamente con profonda consapevolezza delle loro sfumature. I linguaggi di marcatura come HTML, invece, hanno dovuto rendere quella scelta esplicita, e assegnare a ciascun marcatore un significato preciso e dichiarato.

HTML distingue quattro elementi diversi laddove la prosa usa genericamente corsivo e grassetto. Il tag segnala enfasi prosodica: indica cioè la parola che, letta ad alta voce, porterebbe l’accento tonico della frase. “Non l’ha detto lei” e “Non l’ha detto lei” le pronunceremmo in modo diverso: la posizione dell’accento sposta le implicazioni della frase. è il tentativo di restituire al testo scritto quella funzione.

segnala invece importanza o urgenza, indipendentemente dall’accento prosodico: è il tag degli avvisi, delle informazioni critiche, delle condizioni che alterano il senso di un passaggio. Accanto a questi due, HTML mantiene per il corsivo e per il grassetto, per i casi in cui si vuole l’effetto visivo senza la pretesa semantica: un termine tecnico, un nome di nave, una parola che si distingue per ragioni stilistiche ma non di enfasi.

Questa distinzione non è astratta: ha conseguenze dirette sull’accessibilità. Uno screen reader può leggere come parola enfatizzata e come contenuto importante, restituendo a chi ascolta una gerarchia informativa che la sola formattazione visiva non trasmetterebbe.

La scrittura in Markdown eredita la stessa struttura, anche se in modo meno trasparente: gli asterischi singoli o i trattini bassi intorno a una parola diventano nell’output HTML, quelli doppi diventano .

Quello che i linguaggi di marcatura mettono in evidenza è che nell’enfasi convivono almeno due funzioni distinte: segnalare l’accento prosodico e segnalare importanza informativa. Nella prosa, questa distinzione non è obbligatoria da dichiarare, e spesso non viene dichiarata. In ambito digitale, però, la scelta ha conseguenze concrete: un testo che dichiara il significato dell’enfasi, non solo il suo aspetto visivo, è più accessibile per chi usa tecnologie assistive, più leggibile dai sistemi che elaborano testi in modo automatico, più robusto quando viene distribuito su piattaforme diverse. L’intelligenza artificiale, i motori di ricerca, gli screen reader non vedono la pagina: leggono la struttura. Un’enfasi semanticamente marcata è un’informazione; una puramente visiva è, per paradosso, trasparente.

Se tutto è importante, niente è importante

L’enfasi funziona per contrasto. Una parola in grassetto è in rilievo rispetto alle parole che la circondano e il rilievo esiste solo in relazione a ciò che non lo ha. Quando la densità dei marcatori aumenta, il contrasto si riduce: il segnale non scompare, ma perde forza. Un testo in cui ogni paragrafo contiene più parole in grassetto che parole in tondo ha smesso di avere una gerarchia informativa: se l’enfasi è eccessiva il risultato è un percorso secondario sovraffollato, che non orienta più il lettore ma lo affatica.

Questo vale per qualsiasi marcatore. Un testo pieno di corsivi produce lo stesso effetto: il corsivo diventa la norma, e ciò che dovrebbe distinguersi si confonde con il resto. Le virgolette di cautela usate su ogni termine vagamente problematico finiscono per perdere la loro funzione di distanziamento o peggio, per creare un testo che sembra perennemente incerto di sé.

Nei testi pensati per la lettura per scansione – documentazione, guide, interfacce, ma anche pagine di giornale, dizionari – questo effetto è amplificato. Chi legge usa i marcatori di rilievo come punti di ancoraggio per decidere dove fermarsi e dove accelerare. Se la funzione di quei punti non è chiara e coerente, la navigazione del testo diventa più difficile, disorientata.

Enfasi insignificanti

Questa decisione è stata molto dibattuta e ha avuto conseguenze significative sull’andamento del progetto.

Suona bene, forse. Ma che valore hanno le parole evidenziate? Se eliminiamo il grassetto ci sembrano altrettanto forti?

Quando una frase non riesce a sostenere il proprio argomento con la sostanza, invece di riscrivere si evidenzia. Ma evidenziando parole vuote, rendi il vuoto più evidente. Aggiungi sostanza invece, e non ci sarà bisogno di altro. I marcatori non possono costruire artificialmente il senso che le parole da sole non hanno.

Un’enfasi su parole vuote compromette l’intero percorso secondario. Chi legge per scansione raccoglie le parole evidenziate e costruisce da quelle una prima impressione del testo. Se quelle parole non portano informazione, il percorso secondario non orienta.

Questa decisione ha diviso il gruppo per settimane e ha fatto slittare la consegna di un mese.

Prova un esercizio utile in revisione: togli l’enfasi e rileggi. Se la frase si sostiene lo stesso, l’enfasi svolge un rinforzo utile. Se perde direzione o sembra vuota, stava supplendo a una mancanza di sostanza.

Esercizi

  • Prendi un testo che hai scritto di recente ed estrai in sequenza tutte le parole enfatizzate. Leggile come testo autonomo. Cosa dicono? Corrispondono a quello che volevi comunicare?
  • Trova un testo con un uso intensivo di grassetto o corsivo: una pagina web, un manuale, un articolo. Togli tutta l’enfasi e rileggi. Cosa cambia? Cosa resta?
  • Scrivi un breve paragrafo su un argomento che conosci bene, pensato per chi non lo conosce affatto. Poi riscrivilo per un lettore esperto. Osserva come cambiano le scelte di enfasi e perché.

Un libro

I protocolli, la dignità professionale, la grandezza nel mestiere di maggiordomo: questo ci racconta Stevens, con precisione e cura, in Quel che resta del giorno. Poi ci sono le domande che Steven non si fa, le interruzioni, le comparse di Miss Kenton. La storia del romanzo abita ai margini, si costruisce per accumulo di indizi secondari. Il percorso nascosto dobbiamo ricostruirlo noi. Guarda anche il film, è splendido.


Tre link

In questo periodo non ho accolto segnalazioni rilevanti, ho lavorato a testa bassa per alcune scadenze. Usiamo il tempo che avremmo dedicato a questi link per fare una passeggiata?

Ti serve una mano con la scrittura o i contenuti della tua organizzazione?

Guarda cosa posso fare →